I can’t get no satisfaction. La frustrazione

Il bambino deve imparare gradualmente a non avere una immediata gratificazione dei desideri. Inoltre non bisogna sentirsi in colpa se qualche volta si deve far attendere il proprio bambino, magari perché si sta parlando al telefono o in presenza di altre persone: l’attesa aiuta a rafforzare la crescita psicologica del bambino. Per aiutarlo a sopportare la frustrazione in alcune situazioni può essere utile abituarlo a variare l’oggetto desiderato o il momento in cui ottenerlo.

Tratto da “La grande enciclopedia del bambino”, Sfera Editore

Anche se in questo periodo, fra lavoro, bimbo, spese continue e poco tempo per me, posso sembrario io quella frustrata, quella a cui mi riferisco nel titolo è una nuova sensazione che sta provando il mio piccolo!
Sta entrando nella sua fase motoria e sta sperimentando i primi movimenti, ma dato che è un bambino abbastanza grosso, parliamo di 11 kg a 9 mesi, diciamo che non ha quella leggiadria tipica dei suoi coetanei..Ha imparato una settimana fa a girarsi come una cotoletta sulla griglia, prova a muoversi, prova a raggiungere i suoi giochi, ma se non sono a portata di mano, inizia a piangere come un matto. Mi aspetto che prima o poi passi qualche vicina a chiedermi se ho bisogno di aiuto!

Praticamente le nostre giornate passano tra tranquillissime passeggiate nei parchi, in centro, sulle altalene o dovunque all’aria aperta, e pianti continui (senza lacrime) non appena entriamo in casa e lo metto sul suo tappetino dei giochi. All’inizio non capivo davvero cosa potesse avere, allora mi preoccupavo, trovavo mille diversivi, ma niente..poi ho iniziato a capire e a documentarmi un pochino..
Pare dunque che la frustrazione sia un sentimento fondamentale per lo sviluppo del bambino e il motivo del pianto, è proprio questo.
La dimostrazione è che non appena lo metto in piedi e lo faccio appoggiare a qualche gioco in modo che stia in equilibrio, passa tutto .TUTTO. Ma ovviamente lui ancora non cammina e non riesce nemmeno a gattonare, per ora o si muove con il sedere, o si sdraia pancia in giù e fa il passo del giaguaro.
Però all’indietro.
La prima frustrazione che prova un neonato è lo stimolo della fame. In particolare dal momento in cui inizia a passare ai solidi capita che si svegli affamato dopo una bella dormita ma non possa avere subito il suo latte, quindi ecco che piange fino a che la sua merenda non è pronta. Piano piano impara a riempire questi momenti di vuoto con un pensiero, un gioco, un diversivo che gli permette di distrarsi mentre la mamma prepara da mangiare.
In seguito la frustrazione è rappresentata dal non riuscire a raggiungere quel giochino laggiù, proprio all’angolo della sala, esattamente dove l’ha lanciato trenta secondi prima. E qui, questa sensazione è fondamentale per il suo sviluppo. Solo arrabbiandosi e sentendosi frustrato inizierà a sentire il bisogno di arrivare al suo gioco nel minor tempo possibile e quindi a sperimentare i primi movimenti.
Proprio per questo è molto importante che noi mamme lasciamo che i piccoli provino questa sensazione senza anticipare i loro bisogni e senza fargli percepire una la nostra ansia, del tutto immotivata. Bisogna anzi, aiutarlo a capire che siamo lì per loro, cercando un diversivo e spiegandogli perché il loro pianto è eccessivo ed esagerato.

Ora, dopo questo fantastico trattato di psicologia infantile, andatelo a spiegare a quel marmocchio che, nonstante tutto, continua a piangere su quel tappeto come se non ci fosse un domani!

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